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Il 2016 è l’anno di svolta per lo Smart Working
15 novembre 2016
In Italia avanza a grandi passi lo Smart working. Ad aver realizzato progetti strutturati di lavoro agile è il 30% delle grandi imprese, ben il 17% in più rispetto all'anno scorso. Considerando il solo lavoro subordinato, sono già 250mila (circa il 7% del totale di impiegati, quadri e dirigenti) gli “Smart Workers”, che possono definire a propria discrezione e con la massima flessibilità in quali spazi di lavoro e con quali strumenti svolgere le proprie mansioni.
In Italia avanza a grandi passi lo Smart working. Ad aver realizzato progetti strutturati di lavoro agile è il 30% delle grandi imprese, ben il 17% in più rispetto all'anno scorso. Considerando il solo lavoro subordinato, sono già 250mila (circa il 7% del totale di impiegati, quadri e dirigenti) gli “Smart Workers”, che possono definire a propria discrezione e con la massima flessibilità in quali spazi di lavoro e con quali strumenti svolgere le proprie mansioni. I dati emergono dalla ricerca 2016 dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano. A usufruire del lavoro agile sono più gli uomini (69%) che le donne, con un'età media di 41 anni, residenti in maggioranza al Nord (52%). Restano invece indietro le PMI: la percentuale di piccole e medie imprese che ha adottato iniziative strutturate è appena il 5%, con il 13% che sostiene di lavorare già in modalità 'Smart' pur in assenza di progetti strutturati. Questo scarso interesse dipende da una limitata convinzione del management e dalla poca consapevolezza dei benefici derivanti da queste iniziative: per i responsabili HR è il momento di affrontare il cambiamento.